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Organizzazione convegni in campo sanitario ed eventi professionali

La gestione del paziente con nefropatia cronica e diabete tra il medico di medicina generale ed il nefrologo

Locandina evento

L'evento si svolgerà presso la sala convegni dell'Hotel Akrabello a Villaggio Mose, Agrigento, il 29 e 30 Giugno 2007

Il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa rappresentano oggi la prima causa di IRC tra i pazienti che necessitano di trattamento sostitutivo dialitico nei Paesi a sviluppo economico avanzato e sono responsabili di una elevata morbilità e mortalità cardiovascolare.

Il diabete di tipo II colpisce il 6-7% della popolazione generale e la sua prevalenza è di circa il 10% nella fascia di età con più di 55 anni, mentre l’ipertensione interessa il 20-25 % della popolazione adulta (12-15 milioni di ipertesi in Italia), aumenta il rischio cardiovascolare di 2-3 volte ed è responsabile del 35 % degli eventi cardiovascolari complessivi.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di mortalità e morbilità in tutti i paesi sviluppati, con un andamento crescente sino agli anni 80 e con una successiva inversione di tendenza nei paesi occidentali, in rapporto ad importanti programmi di prevenzione primaria e secondaria (riduzione dell’obesità e dell’ipercolesterolemia, abolizione del fumo, trattamento dell’ipertensione).

La patologia cardiovascolare rappresenta inoltre la principale causa di morte e di morbilità nei pazienti uremici, il cui rischio di exitus per cause cardiovascolari è 5-15 volte maggiore rispetto alla popolazione generale, con un divario che è particolarmente rilevante nelle fasce di età più giovani. Le patologie renali, spesso silenti, si evidenziano clinicamente in fase avanzata con l’Insufficienza Renale Cronica, condizione invalidante che si accompagna quasi sempre ad una ridotta qualità di vita e della sopravvivenza e rappresenta un importante fattore di rischio cardiovascolare, che è molto più diffusa nella popolazione generale di quanto non si creda abitualmente.

Il diabete mellito, oltre che causa di IRC, costituisceanche una condizione patologica che condiziona fortemente l’andamento della nefropatia cronica quando questa è relata ad altre cause, incrementando ulteriormente il già elevato rischio cardiovascolare dei soggetti uremici. La IRC terminale è già oggi un costo notevole per tutti i sistemi sanitari e rappresenterà nel futuro una spesa quasi insostenibile per gli stessi, in considerazione del fatto che è in costante aumento il numero dei pazienti affetti da questa patologia soprattutto a causa dell’incremento della prevalenza e della incidenza del diabete e dell’ipertensione, oltre che per aumento della vita media della popolazione generale.

Su queste problematiche emergenti, è necessario che venga sempre più focalizzata l’attenzione al fine di limitarne, per quanto possibile, le conseguenze per i singoli e la collettività. C’è spazio, quindi, per un grande sforzo finalizzato alla prevenzione ed alla ottimizzazione della cura del diabete (con obiettivo l’euglicemia), la prevenzione della patologia renale che ne consegue, il rallentamento della sua progressione verso l’uremia terminale, al fine di ridurre il numero dei nefropatici necessitanti di trattamento sostitutivo e delle complicanze ad esso relate, oltre che dei costi per i SSR.

Questo sforzo deve avere innanzitutto come come co-protagonisti il Medico di Medicina Generale e lo specialista Nefrologo, che già condividono l’onere della gestione dei pazienti diabetici e nefropatici, soprattutto cronici, e delle molteplici problematiche cliniche di cui gli stessi sono portatori.

Il convegno si propone come momento di riflessione congiunta tra queste due figure su temi che attengono la gestione clinica del nefropatico diabetico e la prevenzione, con l’obbiettivo di migliorare l'appropriatezza delle decisioni diagnostiche e terapeutiche e di favorire la diagnosi precoce, in un fecondo rapporto di collaborazione che risponde all’esigenza non più eludibile di una razionalizzazione dell’uso delle risorse e di integrazione delle diverse competenze che, oltre a rappresentare ulteriore occasione di crescita culturale e professionale per ciascuno di noi, può avere importanti e positive ricadute sulla società e sull’assistenza al paziente.

Da una migliore comprensione dei meccanismi patogenetici, dalla prevenzione dei fattori di rischio e dal trattamento farmacologico sempre più mirato, dipende infatti la nostra capacità di intervenire efficacemente nel ridurre sia la mortalità che la morbilità cardiovascolare e renale che i costi per il SSN, cosa non secondaria in un momento in cui il problema delle risorse diventa sempre più fondamentale.