Approccio Osteopatico al bacino
Il corso si svolgerà il 2 Aprile 2011 presso il Solaria Medical Center Via P.S. Mattarella n. 19 Partanna (TP).
ATTENZIONE Corso a numero chiuso per Fisioterapisti, Massofisioterapisti, Terapisti della Riabilitazione ed iscritti al III anno del Corso di Laurea in Fisioterapia: 55 posti disponibili, le prenotazioni vanno effettuate inviando i propri dati anagrafici all'indirizzo info@omniacongress.com entro il 20 Marzo 2011.
Il corso è in fase di accreditamento ECMNel proporre questo progetto formativo ci poniamo come obiettivo principale quello di fare conoscere l’osteopatia come metodica di trattamento olistico che attraverso l’utilizzo delle mani come unico strumento diagnostico e terapeutico, si pone l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio nell’intero organismo. A tal fine proponiamo un approccio al bacino base della struttura cui l’osteopata storicamente riserva sempre un trattamento particolare. Cenni storici e principi del trattamento Inizieremo i lavori introducendo alcuni cenni sulla storia e sui principi su cui si fonda l’osteopatia. Questa è una medicina manuale, inserita in Italia tra le Medicine Non Convenzionali, che nasce in America nel 1874 dagli studi del dott. A. T. Still e da esso è così definita: “…E’ una conoscenza scientifica dell’anatomia e della fisiologia nelle mani di una persona intelligente e abile che la può applicare perché sia utile all’uomo...” e ancora “…significa conoscenza dell’anatomia… e del perché la salute prevalga se tutte le parti sono sane.” Tale medicina sfrutta le abilità palpatorie manuali e cliniche del terapeuta per individuare le possibili disfunzioni, modificarle e migliorare così lo stato di salute dell’individuo nella sua globalità. Il dott. Still diede origine all’osteopatia basandola su tre principi fondamentali: 1. la struttura governa la funzione; 2. il principio di autoregolazione/autoguarigione insito nell’organismo umano; 3. la regola dell’arteria suprema. In quest’ultimo principio Still, con il suo detto “…la legge dell’arteria è universale ed assoluta; essa non deve essere ostruita altrimenti sorge la malattia…” asseriva che un tessuto, il quale è scarsamente o per nulla vascolarizzato, non ha la possibilità di funzionare bene e diventa l’origine di un meccanismo disfunzionale che influenzerà altri distretti anche se situati a distanza. Nel tempo altri medici e osteopati come J.M. Littlejhon, W.J. Suterland, H. Magoun, V. Frymann, H. Koor, J. Wernam, R.F. Becker, H.H. Fryette e altri, si applicarono per il miglioramento dell’osteopatia riuscendo ad approfondire anche lo studio della fisiologia per cui i tre principi fondanti, enunciati da Still, vennero sviluppati ed ampliati. L’analisi ed il trattamento osteopatico volgono a considerare l’organismo in tutte le sue strutture: il sistema muscolo scheletrico, quello vascolare e linfatico, il sistema nervoso centrale, periferico e autonomo, i visceri, il sistema cranio sacrale, nonché tutte le loro funzioni. Per fare questo l’osteopatia si avvale di un approccio manuale di tipo strutturale diretto, strutturale ad energia muscolare, e funzionale indiretto. Un punto cardine dell’osteopatia è il sistema cranio sacrale (SCS), introdotto nella pratica osteopatica nel 1930 dal dott. W.J. Suterland. Esso comprende le strutture encefaliche e spinali (cervello, cervelletto, liquido cefalo rachidiano LCR, nervi e loro vascolarizzazione), le membrane a tensione reciproca (MTR, espansioni della meninge “dura madre”) e le ossa del cranio e del rachide. L’analisi di tale sistema volge alla valutazione della libertà di queste strutture nell’esprimere il cosiddetto meccanismo respiratorio primario (MRP). Il MRP è l’espressione del movimento del SCS basato sull’espansione delle cellule del sistema nervoso centrale, che si accompagna alla fluttuazione del LCR e, attraverso il ruolo delle MTR si manifesta con il movimento elastico delle ossa del cranio tra di loro e dell’osso sacro tra le ossa iliache. Ogni riduzione di questo meccanismo si traduce in una alterata funzionalità del distretto in disfunzione e dei distretti, (situati) a distanza, ad esso correlati. Questi distretti presentano anche delle alterazioni strutturali tra le quali quella del sistema vascolare (vedi la regola dell’arteria di Still). Riassumendo si può dire che tutta la metodica osteopatica, analizza e tratta, con approccio manuale, le relazioni meccaniche, neurologiche e fluidiche esistenti tra tutte le strutture, al fine di migliorare le funzioni dell’organismo. IL BACINO Come abbiamo già detto l’osteopatia ricerca l’equilibrio tra tutte le strutture dell’organismo al fine di salvaguardare o ripristinare il benessere dell’individuo; il bacino in questo senso è proprio situato al centro del corpo come base d’appoggio per la colonna vertebrale, e importante snodo articolare, attraverso l’articolazione dell’anca, con l’arto inferiore. Ne parleremo analizzandolo dal punto di vista anatomico, funzionale e meccanico. Anatomia Iniziamo a fare una distinzione per cui a livello anatomico dividiamo il bacino in due parti: una che rappresenta il contenitore e l’altra che mette in evidenza il contenuto. Prenderemo in esame quelle strutture su cui potremo avere un effetto con il trattamento osteopatico e che sono anche quelle che maggiormente si trovano in situazione di stress quindi vanno più facilmente a trovarsi in disfunzione somatica. Del contenitore fanno parte ossa, articolazioni, legamenti e muscoli. Ossa: • Le due ossa iliache (ileo, ischio e pube) • Il sacro (formato dalla fusione delle cinque vertebre sacrali) • Il coccige che è posto in continuità del sacro attraverso l’articolazione sacro-coccigea. Articolazioni: • Le due articolazioni sacro-iliache posteriormente • La sinfisi pubica anteriormente • L’articolazione tra la quinta vertebra lombare e la prima sacrale superiormente. Legamenti: • Legamenti sacro-iliaci posteriori ed anteriori • Legamenti sacro-spinoso e sacro-tuberoso • Legamenti ileo-lombo-sacrali Muscoli: • Piramidale • Otturatore interno • Ileo-psoas • I muscoli e le fasce che formano il pavimento pelvico il quale come un’amaca chiude il bacino inferiormente formando un vero e proprio diaframma. Il contenuto è dato dagli organi della riproduzione rispettivamente maschili con la prostata, vescichette seminali e vie spermatiche e femminili con utero, ovaie e relativi legamenti (legamenti rotondo, largo e sospensorio dell’ovaio); dall’ultima parte dell’apparato urinario con la vescica e dai tratti terminali dell’intestino crasso cioè il colon sigmoide ed il retto. Ogni disequilibrio a livello del bacino può essere causa di un disturbo di una o più di queste strutture; è vero anche il contrario, cioè che una sofferenza di uno di questi organi può essere compensata da un disturbo di una qualsiasi delle strutture che formano il cingolo pelvico. Livello funzionale Dal punto di vista funzionale analizzeremo il bacino nelle sue relazioni sacrali e iliache. In particolare consideriamo il sacro come in continuità rispetto all’asse rachideo; le ossa iliache che si continuano in basso con l’arto inferiore attraverso l’articolazione coxo-femorale, e che dunque possono essere considerate come parte di esso. Da ciò si deduce che le due articolazioni sacro-iliache rappresentano il punto di passaggio tra il rachide e l’arto inferiore. Livello meccanico Dal punto di vista meccanico il bacino è il punto d’incrocio di due grandi gruppi di forze, materializzate da due vettori che passano per il corpo, crocevia di quelle che sono le forze ascendenti e le forze discendenti. In ortostatismo esso è sottoposto alla forza di gravità che ripartisce i rapporti tra le differenti strutture, con una azione che spinge verso il basso. A questa forza gravitazionale si contrappone una forza di resistenza al suolo della stessa entità, rappresentata da un vettore muscolare che è diretto verso l’alto. Tra queste forze contrapposte, si instaura una lotta perenne con il risultato che vede sempre vincitore il vettore gravitazionale. A livello del bacino, quindi, si incontrano tutti gli squilibri del rachide che si materializzano per la maggior parte a livello del sacro, mentre le forze ascendenti che provengono dall’arto inferiore, manifestano prevalentemente le loro alterazioni sulle iliache. Questo è importante perché ci da una indicazione sulla causa o sulla provenienza di questi disturbi apparentemente di origine rachidea o dell’arto inferiore. Consideriamo che la struttura è mossa dalla forza muscolare; il lavoro in osteopatia spesso è inteso come un lavoro solamente per le strutture osteoarticolari, invece l’aggiustamento muscolare è fondamentale poiché indica un’azione sulla funzione e sui tessuti molli articolari. Se esiste un disequilibrio funzionale esiste già in partenza anche un disequilibrio nei tessuti molli e quindi questo ci conduce ai tre legami dell’osteopatia: nervoso, vascolare e tissutale. Infatti una disfunzione, può manifestare un cambiamento nel tono muscolare che influirà sulla vascolarizzazione o sul passaggio linfatico, quindi la nutrizione e la biochimica dei tessuti si modificheranno, ed ecco così spiegato come questi tre legami, ci riportano a ciò che noi chiamiamo: disfunzione somatica osteopatica. Da queste considerazioni parte il lavoro che proponiamo che si pone come obiettivo la valutazione di queste strutture e il loro conseguente riequilibrio con l’utilizzo delle tecniche più appropriate. PARTE PRATICA Come prima cosa verranno descritte le disfunzioni riscontrabili a livello articolare sacro-iliaco, ileo-sacrale e pubico. Ci occuperemo in particolare delle disfunzioni ascendenti dell’iliaco e del pube descrivendo le disfunzioni di iliaco in anteriorità e posteriorità che avvengono intorno all’Asse Trasverso Medio dell’articolazione sacro-iliaca su cui quest’osso ruota rispetto all’osso sacro e del pube antero/inferiore (A/I) e postero/superiore (P/S) che avvengono sull’asse della sinfisi pubica. In particolare si proporranno dei test globali per individuare se il problema è più di origine ascendente (arto inferiore) attraverso un test di flessione in piedi (TFE) o discendente (colonna vertebrale) attraverso un test di flessione da seduto (TFS) preceduti da dei test differenziali per discriminare la presenza di patologie discali come il test di Lasegue o artrosiche di anca con il test di Patric o ancora dismetri degli arti inferiori. Il passo successivo sarà quello di testare specificatamente le singole strutture rappresentate dagli ili e dalle ossa pubiche e di definire la presenza di disfunzioni. In fine daremo delle tecniche di correzione diretta contro barriera con l’utilizzo dell’energia muscolare, di riequilibrio per le disfunzioni riscontrate a livello articolare ileo-sacrale e pubico nonché una tecnica riarticolatoria che prevede l’utilizzo di una leva lunga per la mobilizzazione delle vertebre lombari, dell’articolazione sacro-iliaca e delle anche. Test Come test differenziali andremo a proporre il test di Patric che attraverso il tensionamento dell’articolazione dell’anca forzata in flessione, abduzione e rotazione esterna in presenza di dolore in sede trocanterica mette in luce una possibile degenerazione artrosica della coxo-femorale. Il test di Lasegue ci metterà invece a conoscenza della presenza eventuale di un interessamento neurologico a livello lombare. Importante riuscire poi a discernere se ci troviamo in presenza di una vera gamba corta anatomica; proporremo quindi un test che ci darà una buona indicazione in tal senso. Se i test sopra elencati risultassero positivi renderebbero non attendibili i test specifici ileo-sacrali e pubici che affronteremo in seguito. Test generici In piedi andremo a valutare le simmetrie dei punti di repere anatomici del bacino e proporremo un test di flessione (TFE). Se questo risulterà positivo ci darà indicazione su una possibile disfunzione ileo-sacrale o pubica di origine ascendente dal lato della positività. Lo stesso test di flessione eseguito da seduto ci indicherà invece se il problema è di origine sacro-iliaco quindi discendente. Test specifici ileo-sacrali e pubici Da supino, attraverso la palpazione eseguiremo dei test posizionali analizzando i punti di repere anatomici del bacino rappresentati dalle SIAS (Spine Iliache Antero Superiori) per avere conferma di un problema di iliaco anteriore o posteriore e i tubercoli pubici con le branche pubiche per verificare la presenza di disfunzioni di pube A/I o P/S. Utilizzando l’arto inferiore come leva e posizionandoci con le dita sui tubercoli pubici andremo a proporre un test specifico di mobilità sulle due ossa pubiche che viste le numerose inserzioni muscolari (vedi muscoli adduttori e addominali) si pone come un vero equilibratore anteriore di forze provenienti sia dai muscoli che come abbiamo già detto da una parte delle forze ascendenti dell’arto inferiore che arrivano alle articolazioni coxo-femorali prima e alle sacro iliache poi. Il test prevede che il paziente sollevi un arto inferiore esteso di circa 10cm verso l’alto e contemporaneamente spinga con l’altro arto contro il lettino. Tecniche di correzione Le tecniche di correzione che mostreremo possono essere precedute o seguite da un lavoro riarticolatorio che ha il compito di preparare o di completare le correzioni specifiche. Questo lavoro può essere anche utilizzato come trattamento globale del bacino in quanto induce una stimolazione propriocettiva dei legamenti e delle capsule articolari di quelle strutture che compongono funzionalmente il bacino. In questo senso daremo una successione di mobilizzazioni eseguite, attraverso la leva lunga fornita dal femore, con un ritmo e una routine costante che andranno a stimolare specificatamente: • le articolazioni sacro iliache • le vertebre lombari • l’articolazione dell’anca bilateralmente Tecniche di correzione specifica Saranno dimostrate le tecniche di correzione di un iliaco in disfunzione di anteriorità o posteriorità, usando un approccio di tipo strutturale diretto con l’utilizzo dell’energia muscolare. La disfunzione di iliaco in anteriorità verrà trattata con paziente prono mettendo in tensione l’osso iliaco contro barriera motrice di restrizione, chiedendo al paziente una contrazione attiva nel senso della disfunzione in una fase latente successiva alla contrazione si porterà l’iliaco contro barriera nel senso della correzione. Lo stesso principio verrà utilizzato per la disfunzione di iliaco in posteriorità. Daremo delle tecniche per riequilibrare le disfunzioni somatiche a carico del pube anche in questo caso le tecniche saranno di tipo strutturale diretto ad energia muscolare utilizzando il principio descritto per la correzione delle disfunzioni iliache, il paziente sarà posizionato in decubito supino sia per il trattamento del pube A/I che P/S. In osteopatia vige una regola cioè che i micromovimenti governano i grandi movimenti, quindi ogni articolazione, muscolo, legamento, fascia o tessuto merita una valutazione che inserita nel contesto di un ragionamento globale cerca di trovare la causa primaria che ha portato al problema del paziente. Quindi ribadiamo che in questa giornata ci limiteremo a dare una piccolissima dimostrazione di un approccio che comunque da un’idea di come l’osteopatia affronta le problematiche relative alle disfunzioni del cingolo pelvico. In effetti si propone una accurata valutazione del bacino non solo nei casi di dolore in quella regione specifica, ma inserendolo in un contesto di ragionamento olistico come una struttura base che deve sempre rimanere in equilibrio pena la perdita dello stato di benessere.